Maestri vetrai

Una geniale intuizione

I vetrai veneziani cominciarono a praticare quest’arte ereditando l’uso del vetro sodico dagli orientali. Tale composizione si adatta a lavorazioni a caldo e in questo si distinsero per il gusto estetico e l’uso di più colorazioni. La capacità estetica per i veneziani è fondata sull’intuizione che il vetro sia un materiale estremamente malleabile e quindi adatto ad essere soffiato e modellato allo stato incandescente, ma capace di mantenere le stesse caratteristiche cromatiche anche nel prodotto finito. Questo differisce dalla tradizione nordica, che sostiene che il vetro sia l’equivalente della pietra dura e quindi che l’abilità risieda nel valorizzare gli oggetti attraverso il taglio.

Le origini

Nel XIII secolo il predominio risultò nettamente degli artigiani muranesi. Ciò fu dovuto al fatto che le vetrerie si concentrarono naturalmente nell’isola di Murano, tanto che nel 1291 lo Stato stabilì la distruzione di vetrerie costruite a Venezia deputandone a Murano l’origine storica. La lavorazione del vetro era ormai divenuta importante per l’economia di Venezia e della Laguna. Intorno al 1271 la corporazione dei vetrai locali stabilì regole per aiutare a preservare i segreti della lavorazione del vetro. Era vietato divulgare segreti commerciali al di fuori di Venezia. Se un vetraio avesse lasciato la città senza permesso, gli sarebbe stato ordinato di tornare. Se non fosse tornato, la sua famiglia sarebbe stata imprigionata. Se ancora non fosse tornato, sarebbe stato inviato un assassino per ucciderlo. Regole aggiuntive specificavano gli ingredienti utilizzati per la fabbricazione del vetro e il tipo di legno utilizzato come combustibile per le fornaci.

L'affermazione

Dopo la fine della Repubblica di San Marco nel 1797 la rinascita dell’artigianato del vetro avvenne nella seconda metà del XIX secolo e le vetrerie che nacquero elaborarono tecniche ancor oggi in uso e che hanno dato luogo alla vetreria contemporanea e di design. La categoria dei vetrai di Murano divenne ben presto quella più in vista nell’isola: infatti, dal XIV secolo i vetrai furono autorizzati a portare spade, godettero dell’immunità dai procedimenti giudiziari da parte dello Stato veneziano e alle loro figlie fu permesso di sposarsi con le più benestanti famiglie di Venezia. Tuttavia i vetrai non furono mai autorizzati a lasciare la Repubblica. Per diversi secoli, i vetrai di Murano mantennero un monopolio sulla qualità del vetro, sullo sviluppo o perfezionamento delle tecniche, tra cui quelle del vetro cristallino, del vetro smaltato, del vetro con fili d’oro (avventurina), del vetro multicolore (millefiori), del vetro-latte (lattimo) e delle pietre preziose imitate in vetro. Oggi, gli artigiani di Murano stanno ancora impiegando queste secolari tecniche, in ogni lavorazione: dall’arte contemporanea di vetro alle figurine di vetro di Murano, fino ai lampadari e tappi del vino.

La visione di Beniamino

Nel 1934, Beniamino Mandruzzato fonda l’azienda di famiglia e insegnò al figlio Luigi le tecniche di intaglio e modellazione dei vecchi maestri vetrai.
Luigi Mandruzzato, a sua volta, continuò a tramandare questa antica arte al figlio Gianfranco e assieme hanno avuto l’opportunità di lavorare a fianco di fenomeni globali.
Quando Pablo Picasso progettò una scacchiera con vetro di Murano per la Fucina Degli Angeli di Venezia , il nonno e il padre di Alessandro Mandruzzato furono incaricati di realizzarla. In quel momento, iniziarono a comprendere un modo per innovare, non con forme più organiche, ma con forme geometriche e il “concetto cubista” in pezzi simmetrici e asimmetrici. Grazie anche all’intuizione del designer Flavio Poli, ideatore del sommerso. Il vetro Molato diventa esplosione di colori, continuando le tecniche antiche ma creando una fusione con la vita contemporanea e moderna. Lavorando insieme a diversi progetti, Luigi e Gianfranco Mandruzzato e Pablo Picasso hanno creato alcuni dei design e dei concetti più popolari di tutti i tempi per l’arredamento moderno in vetro di Murano, tra cui i pezzi Cubismo e “San Marco”, considerati tra le creazioni più iconiche in vetro di Murano di Mandruzzato.

Sommerso e forma

Flavio Poli e Luigi Mandruzzato

Negli anni Sessanta, mentre Luigi Mandruzzato, nonno di Alessandro, andava affermando il proprio lavoro esportando i prodotti di famiglia e partecipando alle più importanti fiere internazionali, Murano era un luogo di intensa sperimentazione artistica, in cui designer e maestri vetrai esploravano nuove possibilità espressive del vetro. In questo contesto si inserisce la ricerca di Flavio Poli, figura centrale del vetro artistico del dopoguerra.

Il contributo di Flavio Poli riguarda lo sviluppo della tecnica del vetro sommerso, ottenuta attraverso la sovrapposizione di più strati vitrei di colori e consistenze differenti. Tale apporto, sebbene fondamentale dal punto di vista materico, non concerne il design delle forme esterne. Nella produzione della famiglia Mandruzzato, infatti, la definizione formale degli oggetti nasce dalla moleria – vetro molato mediante mole diamantate, spiana e successiva lucidatura a sughero – una tecnica tramandata e sviluppata per quattro generazioni. Il sommerso va quindi inteso come una tecnica condivisa, mentre il linguaggio formale, autonomo e riconoscibile, rappresenta un tratto distintivo della produzione Mandruzzato, distinto e indipendente dalla ricerca artistica di Flavio Poli.

Nel corso degli anni, Beniamino Mandruzzato, Luigi Mandruzzato, Gianfranco Mandruzzato e ora Alessandro Mandruzzato hanno collaborato con numerosi architetti e interior designer commerciali affermati, tra cui Dolce & Gabbana, Neiman Marcus, Bergdorf&Goodman, John Salibello, Christian Dior, Ajmal Parfume Dubai, etc…

Il retaggio

Consapevole del lavoro svolto dalla propria famiglia Alessandro continua a creare oggetti d’arredamento di alta qualità, utilizzando nuovi prodotti e macchinari progettati su misura.

Sono cresciuto tra i riflessi della fornace e l’eco delle mole diamantate, in una bottega dove ogni oggetto nasce dalla perfetta unione tra fuoco e mano. Sin da bambino sapevo che il mio destino era segnato: portare avanti il nome Mandruzzato e farlo brillare nel mondo. Avevo 15 anni quando ho iniziato a lavorare e apprendere questa antica tecnica da mio padre, e da bambino l’atelier era il mio parco giochi.

A Murano, chi nasceva figlio di un artigiano viveva ogni angolo del laboratorio come un mondo magico da scoprire, tra colori, strumenti e il calore delle fornaci. Era un gioco serio, certo, ma che mi affascinava e mi legava ancora di più a quella tradizione che, senza saperlo, stavo già vivendo.

Nel 2000 mio padre Gianfranco ha lasciato fossi io a condurre l’azienda di Famiglia , è così che ho iniziato a sperimentare l’unione del vetro di Murano con materiali contemporanei come acciaio inox, legno, e metalli preziosi, portando una ventata di innovazione senza mai perdere il legame con le nostre radici.

«Chi lavora con le sue mani è un lavoratore.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista.» Cit.

Collezione Anni ’60–’70 – Geometrie e Avanguardia

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Creazione del Vetro Artistico di Murano

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